Un tuffo nel mare dei Caraibi

 

Il distillato che evoca assolate spiagge esotiche, mare cristallino, ritmo di vita lento e voglia di fare festa tutta la notte!

Il rum è un’acquavite ottenuta dalla fermentazione e dalla successiva distillazione della canna da zucchero o della sua melassa (un sottoprodotto della lavorazione dello zucchero).
La parola rum sembra derivare dall’abbreviazione di “saccharum” (zucchero), nome che gli fu attribuito dai primi distillatori, oppure da una parola della Gran Bretagna, “rumbullion”, con cui si indicava l’atmosfera di tumulto nella distribuzione del distillato ai marinai.
Le diciture Ron e Rhum sono rispettivamente in lingua spagnola e francese mentre Rum è in inglese.
La canna da zucchero, di origine asiatica e coltivata in Cina duemila anni prima di Cristo, fu introdotta in Medio Oriente da Alessandro Magno ma fu Cristoforo Colombo a farla conoscere al Nuovo Mondo. In Porto Rico, Cuba, Haiti ed in Giamaica si diffusero così le prime piantagioni di canna da zucchero ed è qui che i coloni notarono che la fermentazione dello sciroppo, residuo della produzione dello zucchero, produceva un liquido grezzo e dolce. Il successivo processo di distillazione portò alla nascita di quel liquido alcolico, divenuto immediatamente popolare: era nato il rum.
I maggiori produttori di Rum al mondo sono concentrati nella zona caraibica: Antille, Barbados, Cuba, Giamaica, Isole Vergini, Porto Rico, Martinica, Messico, Santo Domingo, Venezuela e Brasile (anche se qui si chiama Cachaca ed ha un odore diverso).
Negli anni ’20 e ’30 del 1900, gli anni del proibizionismo in America, L’Avana diventò il centro mondano delle celebrità, tra cui Ernest Hemingway. Lo scrittore amava trascorrere interi pomeriggi sorseggiando cocktail a base di rum nei locali che, secondo lui, meglio sapevano interpretare l’arte del bere miscelato.
Il rum si divide in due grandi famiglie: Rum industriale e Rum agricolo. Il primo deriva dalla distillazione della melassa mentre il secondo viene prodotto esclusivamente dal succo puro della canna da zucchero. Entrambi i distillati così ottenuti risultano privi di colore che verrà conferitoloro attraverso l’invecchiamento in botti di quercia o di rovere o tramite l’aggiunta di caramello. A questo punto il rum ha una gradazione alcolica molto elevata, per questo verrà allungato con acqua distillata che porterà il suo tenore alcolico intorno ai 40 gradi.
Per l’invecchiamento non si utilizzano botti nuove, ma si preferiscono quelle di secondo passaggio che contenevano Bourbon o Whiskey Americano, proprio perché i tannini di un legno “usato” sono più eleganti, leggeri e delicati e si integrano bene con l struttura del rum, senza coprirne la personalità e la delicatezza. La combinazione tra rum e legno genera note di frutta matura, caramello, vaniglia, tabacco e le tipiche note balsamiche del rovere americano.
Non esiste un disciplinare che regoli l’invecchiamento del rum.
Il clima caldo delle isole caraibiche influisce sull’invecchiamento del rum, agendo come un catalizzatore accelerando questo processo di due o tre volte. Un invecchiamento di dieci anni sul rum può essere paragonato a oltre venti anni per un whisky scozzese, prodotto ed invecchiato in climi freddi.
Per la degustazione, il rum va servito a una temperatura compresa tra i 12° e i 14° C, preferibilmente in un bicchiere di tipo balloon.
In genere si beve liscio, nei cocktail o long-drink.

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